DIARIO DI CRISTINA
DIARIO
Nepal, 20 Luglio - 14 Settembre 2004
Cristina
Mi sono recata in Nepal per svolgere uno stage di circa due mesi destinato a
completare il corso in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale che sto attualmente
seguendo presso l'università di Firenze. Ciò che sapevo del paese prima di partire non andava
molto oltre i diffusi stereotipi sulle montagne più alte del mondo e sugli hippy che frequentano
Kathmandu e la scelta di recarvisi è avvenuta un po' casualmente a seguito di un incontro con
Silvia a Sauro di Apeiron. Fin dal primo istante sono stata conquistata dal tipo di
cooperazione che Apeiron propone, fatta di impegno e coerenza rispetto agli ideali di
solidarietà e giustizia ed estranea ai grandi finanziamenti e agli imponenti movimenti di aiuto
che finiscono spesso per perpetuare situazioni di dipendenza e sottosviluppo.
Sono partita proponendomi di portare avanti una ricerca sulla condizione femminile e
sulle discriminazioni che la donna subisce in questo contesto. Fin da subito è stato chiaro
quanto fosse breve il tempo a mia disposizione: accanto ad una cultura e ad una mentalità
estranee rispetto al nostro bagaglio occidentale e alle quali occorre avvicinarsi con cautela e
sensibilità, la precaria situazione politica del paese e la continua minaccia di scioperi,
attentati, blocchi e manifestazioni condizionano pesantemente i tempi e la produttività del
lavoro imponendo che si esca da una logica di puro efficientismo per assumere un
atteggiamento molto più fatalista e rilassato. Attraverso la Women's Foundation,
organizzazione attiva fin dal 1988 nella difesa dei diritti delle donne e partner di Apeiron in
Nepal, ho avuto modo di conoscere personalmente molte donne vittime di violenze sia fisiche
che psicologiche delle quali ho raccolto la testimonianza compiendo una sorta di incredibile
viaggio all'interno dell'universo femminile nepalese. Quando penso al Nepal adesso,
catapultata di nuovo nella mia realtà quotidiana di fortunata ragazza occidentale, le prime
immagini che mi vengono alla mente sono i volti delle donne che ho incontrato, conosciuto,
frequentato. Una carrellata di dolcissimi e timidi sorrisi, di lacrime, di sguardi smarriti e
rassegnati mi scorre davanti a ricordarmi l'incredibile valore dei rapporti umani e degli
incontri che ho avuto l'opportunità di fare.
Lavorare in Nepal non è facile, richiede pazienza, adattamento, sensibilità e insieme
molta resistenza fisica e psicologica. In questo credo che sia stato d'incredibile aiuto avere
come punto di riferimento la casa in cui sono stata ospitata, la sede di Apeiron. Pur nella sua
semplicità, questo posto comodo, accogliente, pulito, è stato il necessario conforto dal caos,
dal rumore, dall'inquinamento e dalla sporcizia che caratterizzano la città. Un luogo in cui
lavorare, pensare e ritagliarsi i propri angoli di intimità e allo stesso tempo luogo di
conoscenza reciproca, di confronto e di vita comunitaria. Durante questi due mesi, storie,
punti di vista, gusti e personalità si sono trovati a confrontarsi all'interno della casa in un
mutuo arricchimento che credo abbia dato all'esperienza di ognuno di noi un valore aggiunto
che solo lo scambio e le relazioni umane riescono a dare.
Come spesso accade di ritorno da un'esperienza che ti impone di confrontarti con la
miseria, la povertà e l'ingiustizia, la prima impressione che si ha, una volta a casa, è di
stupore e di incredulità per il benessere, la bellezza e la libertà dalle quali viviamo circondati.
Viaggi ed esperienze di questo genere ci aprono gli occhi sul mondo dandoci la misura di
quanto sia relativo il nostro punto di vista ed aiutandoci a leggere la realtà da una prospettiva
diversa e a renderci conto di quale patrimonio ci sia toccato in sorte e di quale responsabilità
abbiamo nel gestirlo nella maniera più equa, consapevole, giusta e rispettosa possibile.