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DIARIO DI TEO


DIARIO

Teo Cavallini

La partenza per questo viaggio è stata, per una serie di motivi, presa nel giro di poche ore. E' vero, nelle intenzioni era già diverso tempo che volevo farvi visita, ma una partenza così immediata ha favorito la mia mente ad essere libera da aspettative o pensieri che mi potessero condizionare in qualche modo. Avere la forza di ricordare una realtà ed un'esperienza così diversa, così forte, è difficile, ma se ci si riesce (e ci dobbiamo riuscire!) è un grande arricchimento per la vita.. Io ci sto provando.

La cultura, i luoghi e le persone, gli odori e i colori, tutto ciò che ho visto mi ha, in qualche modo, colpito. I dettagli delle cose, che spesso ignoriamo in occidente, risaltano in modo così evidente che a volte mi stupivo di quanto rimanevo a fissare situazioni banali, ma che in quel contesto assumono significati profondi del senso della vita, un senso che, probabilmente, in occidente abbiamo perso a causa del nostro modo di vita così agiato, dove i problemi, i pensieri, sono la macchina, il telefonino o le ferie piuttosto che il lavoro. In Nepal, la maggioranza, non pensa ma vive (o sopravvive se preferite).

La coscienza nelle persone è per lo più assente, la dignità spesso non se la possono permettere, serve altro, serve qualcosa da mettere sotto i denti, serve qualche rupia per poter comprare qualcosa, magari un po' di alcool così è possibile dimenticare anche quei pochi pensieri che a volte affiorano, per sbaglio. L'Essenziale qui è riuscire a respirare, a camminare fino sera, quando si va a dormire, quando finalmente un'altra giornata è passata. Questo è la vita in Nepal per la maggior parte delle persone.

Come ho potuto vedere e capire grazie a voi, progettare qualcosa o cercare uno sviluppo per questo popolo, fargli prendere coscienza delle proprie possibilità e dei propri mezzi, è un'impresa a dir poco azzardata. Se dai una mano per costruire un progetto, per poter fare qualcosa, vieni ringraziato solo perché gli permetti di fare qualcosa che gli impiega il tempo in modo meno pesante del solito e non perché, come pensiamo noi ignoranti turisti occidentali, capiscono che li stai aiutando per il loro futuro, per la loro crescita. Appena possibile cercano, spesso, di 'fregarti' in qualche modo, ma anche questo è un' aspetto che fa parte della loro cultura, della loro mentalità, non è un gesto 'cattivo' da prendere sul piano personale (anche se è assai difficile).

L'aspetto più bello di Apeiron credo sia proprio da ricercare in questi temi: cercare di sviluppare progetti locali dove le persone che seguono e fanno crescere questi lavori sono le prime a credere nello sviluppo del proprio Paese dei propri concittadini e prendendo coscienza di quello che potrebbero fare e avere cercano di coinvolgere altri nepalesi per poter crescere ancora e sempre più nel futuro. E' difficile, ma credo sia fondamentale credere in questo principio per poter seguire tali progetti.

Potrei scrivere tanto altro sui posti che ho visto, sulle persone che ho conosciuto e sulle situazioni che ho vissuto ma credo avrebbe poco senso, sarebbe come descrivere una fotografia senza poter raccontare dove ti trovavi e la situazione che c'era. Un'immagine ha dei colori, una luce, uno sfondo e dei contorni che non si possono scrivere e procura delle emozioni che ognuno di noi percepisce in modo diverso. Tutte le emozioni e tutte le sensazioni (anche quelle degli allenamenti!) che mi ha procurato questo viaggio sono state molto forti e positive, me le porto dentro e le ripasso ogni giorno, con gratitudine.



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