LETTERA APERTA
LETTERA APERTA
Trento, Settembre 2003
Paolo Piechele
Sia ben chiaro che respingo ogni e qualsiasi forma di violenza, da qualunque parte essa
provenga e qualsiasi sia la causa che la genera! La violenza non è certo il metodo democratico
per far valere le proprie ragioni, per quanto esse possano essere giuste! Ciò che dici, Silvia, è in
gran parte esatto e condivisibile, ma mi permetto di fare qualche osservazione.
Io ero presente in Nepal e segnatamente a Kathmandu, sia il 9 novembre 1990 che il 4 ottobre
2002, date importanti nella recente storia della neonata democrazia o meglio di ciò che è
rimasto della monarchia costituzionale nepalese.
Quello che vi posso assicurare, per averlo vissuto personalmente, è che la stragrande
maggioranza del popolo nepalese, ha subìto più che voluto la trasformazione della monarchia
assoluta in monarchia costituzionale. Tale esigenza era sentita e supportata dalle frange più
politicizzate tra la cosiddetta 'intellighenzia illuminata' presente nella Valle di Kathmandu e
da poche altre realtà della nazione rappresentate da persone che credevano e ancora credono
nel principio della democrazia. Tutta gente che, per la loro condizione economica favorevole,
avevano avuto la possibilità ed il privilegio di formarsi all'estero. Non sono qui per elevare
critiche all'operato di chi, in tutta buona fede, certo della bontà delle proprie idee e
convinzioni, si è sacrificato per la libertà e per i diritti umani dei suoi fratelli. Tutt'altro, quello
fu un momento di altissimo valore civile, che il defunto re aveva ben intuito concedendo con la
Costituzione il diritto di cittadinanza ad un popolo da sempre legato al sovrano da un rapporto
di sudditanza.
Il risultato della cosiddetta democrazia, almeno per la maggioranza della popolazione,
non si è però dimostrato lusinghiero in fatto di conquista effettiva della libertà e di progressivo
affrancamento da condizioni sociali ed economiche al limite della umana sopportabilità.
Trascorso il primo periodo di euforia per le conquiste democratiche, la realtà assai amara si è
mostrata in tutta la sua crudezza: chi ha preso il potere 'democratico' poiché eletto dal popolo,
(ma quale parte del popolo era veramente cosciente di ciò che stava per conquistare'') lo ha
fatto prevalentemente per il soddisfacimento di ambizioni ed interessi personali, la corruzione è
dilagata a dismisura ad ogni livello, il popolo si è sentito preso in giro, si è ritrovato impotente
e solo, davanti all'arroganza di politicanti improvvisati, affaristi e truffaldini' Tante
promesse, ma fatti concreti nessuno. Vi siete mai chiesti quanti governi si sono succeduti dopo
quel fatidico 9 novembre 1990' Quante volte il potere è passato di mano alternativamente dai
partiti di maggioranza (!'!) alle opposizioni e viceversa''' Chi ha avuto benefici da questo
stato di cose' NON CERTO IL POPOLO NEPALESE!!!
Si dirà che sono i mali comuni a tutte le giovani democrazie, immature e impreparate
a gestire il potere che viene dal popolo, lo scotto che esse devono pagare! Ne sappiamo
qualcosa noi italiani che, in proposito, non abbiamo proprio nulla da insegnare ad alcuno'..
Questo continuo alternarsi al potere di politicanti faziosi e corrotti, di fazioni
altrettanto corrotte e interessate solo ai loro affari, ha portato al totale immobilismo politico e
legislativo che ha reso fino a qui impossibile il progresso sociale ed economico del Paese.
Molti piani e programmi di sviluppo si sono alternati negli anni passati, ma nessuno si è mai
concretizzato! Predisposti da chi era la potere in un dato momento furono accantonati e
sostituiti da chi era subentrato alla direzione del governo. Così ripetutamente senza sortire
risultati positivi, ma solo rimpinguando le finanze dei politicanti di turno.
Il Nepal è ora più povero e disorientato, sul piano intellettuale, morale ed economico,
di quanto non lo fosse prima del 9 novembre 1990!!! L'incertezza domina, la stanchezza e la
sfiducia nel sistema, la convinzione dell'impotenza davanti ai 'potenti', prende le coscienze di
tanti tra quelli che, disinteressatamente, avevano sostenuto e promosso il processo di
democratizzazione.
Si è poi sviluppato il dramma dei 'maoisti'. Debolmente contrastato nelle sua fase
iniziale, forse anche sottovalutato dalle autorità costituite, incompreso e non condiviso nei
principi dalle popolazioni povere del sud e delle montagne che in esso hanno visto e da esso
hanno avuto solo difficoltà e privazioni, il movimento ha via via rafforzato i suoi quadri ed
ingrossato le sue fila, anche con il ricatto, la costrizione fisica e morale, fino ad acquisire la
capacità di sfidare lo Stato. Voi mi insegnate che quando lo Stato e la democrazia sono in
pericolo perché attaccate da forze eversive violente, lo Stato e la democrazia hanno il diritto-
dovere di difendersi e difendere le loro istituzioni, di eliminare alla radice le organizzazioni
che, più o meno clandestinamente, operano con la violenza come principio fondamentale e in
modo antidemocratico contro l'ordine costituzionale. Non dimentichiamo cosa avvenne e
ancora oggi avviene da noi per opera delle Brigate Rosse e in Germania ai tempi della Rote
Armè Fraction!!! La civile, moderna, democratica Germania liquidò i rappresentanti di quel
funesto movimento, 'suicidandoli' nelle patrie galere!
Chi ha iniziato nel 1996 le azioni violente di guerriglia' Chi ha dato il via ad attacchi
ed uccisioni di poliziotti, rappresentanti politici locali più o meno compromessi con il potere
centrale e anche di inermi ed incolpevoli cittadini' Chi ha tentato di sovvertire la pacifica
convivenza che da sempre ha caratterizzato questa nazione' NON certo la polizia, ma le bande
di quelli che si proclamano paladini del principio di difesa dei diritti del popolo, della
democrazia della libertà!
Credo che tutti siamo d'accordo nel condannare il terrorismo e la violenza. La vera democrazia
non ha necessità della violenza e dell'assassinio sistematico come metodo di affermazione.
I maoisti, dopo 7 anni di violenze perpetrate contro le istituzioni e i simboli dello
Stato, hanno sentito la necessità di proclamare unilateralmente il cessate il fuoco. Perché '''
Perché avevano bisogno di riorganizzarsi dopo le pesanti perdite subite da parte delle forze di
difesa dello Stato che finalmente avevano iniziato ad intervenire sistematicamente e in modo
serio a difesa della legalità.
Voglio comunque ricordare che dopo la proclamazione del cessate il fuoco del febbraio scorso,
non è stato solo il governo a violare il codice di condotta stabilito tra le parti. I maoisti, sia pure
in modo più blando, hanno continuato nelle loro azioni violente di guerriglia soprattutto dei
Distretti più lontani nell'estremo Ovest ed Est, e lo Stato non ha fatto altro che rispondere e
difendersi per cercare di rendere inoffensive queste bande armate di assassini e fuorilegge.
Quindi credo non sia assolutamente corretto attribuire solo al regime attualmente al potere la
responsabilità per la rottura della tregua!
Per venire a tempi meno recenti e a fatti traumatici come quanto avvenuto il 4 ottobre
dello scorso anno, mi permetto di affermare, per diretta conoscenza, che la maggior parte dei
cittadini nepalesi che hanno a cuore la vera democrazia, la democrazia pulita, la democrazia
che opera con dedizione e passione per il bene comune, ha, in quell'occasione, approvato e
condiviso l'intervento del re! Questa parte sensata e positiva della cittadinanza nepalese era
stanca delle continue faide e lotte intestine, interne al governo e nei partiti, era stanca
dell'immobilismo politico, dell'incapacità di promuovere e assicurare un reale avvio verso un
cambiamento in senso progressista della società e dell'economia.
Il re, dopo lo scioglimento del Parlamento e dopo aver assunto la responsabilità
dell'azione di forza verso le rappresentanze politiche, aveva richiesto alle stesse e ai
rappresentanti dei partiti sia di maggioranza che d'opposizione, di trovare tra loro un accordo
per uscire al più presto da questa situazione di 'impasse', aveva altresì richiesto che
provvedessero ad indicare nominativi di persone degne di fiducia, non compromesse con i
precedenti governi corrotti, cui affidare la transizione verso un nuovo Parlamento eletto dal
popolo. Nonostante le sollecitazioni alle parti interessate e i tentativi delle medesime di
raggiungere l'auspicato accordo per una soluzione democraticamente accettabile, le parti stesse
si sono dimostrate ancora una volta incapaci di produrre alcunché!
La litigiosità, l'arroganza delle faide interne, l'egoismo di non voler perdere posizioni
di potere, il timore di essere smascherati per la corruzione e finire così davanti ad un tribunale,
le reciproche ripicche e i desideri di vendetta, tutto ciò consumato sulle spalle del popolo,
hanno reso impossibile giungere ad una composizione delle controversie. Hanno così trovato
spazio e forza quelle correnti che ancora aspirano a riprendersi il potere magari con la
violenza! Queste forze NON sono rappresentative della volontà dell'intero popolo del Nepal,
ma spesso rappresentano solo se stesse e nascondono loro interessi personali o di hobby!
Allo stesso modo non è da dimenticare che le frange politicizzate presenti tra gli
abitanti di Kathmandu e della sua valle, sono solamente una piccola frazione dell'intera
popolazione del Paese e non possono pretendere di agire in nome e per conto dell'intera
nazione. Si è mai chiesta questa minoranza di facinorosi se le loro azioni e manifestazioni di
protesta hanno il consenso del vero popolo nepalese, il popolo delle montagne, delle campagne
e della maggior parte della gente di Kathmandu e della Valle, che invece sono la vera
maggioranza' Gli scioperi generali proclamati nella Valle dai partiti dell'estrema sinistra e dai
rappresentanti dei 'Maoisti' hanno sempre avuto un totale ed indiscusso successo. Posso
testimoniarlo personalmente per essermi trovato là in quei momenti di forte tensione. Perché
tale grande successo''' Non certo perché condiviso dalla popolazione, ma piuttosto perché le
intimidazioni, i ricatti e le esplicite minacce di sicure violenze contro chi avesse disobbedito
alle imposizioni degli organizzatori, hanno avuto ragione sul rispetto della libertà di
partecipazione, costringendo a chiudere tutto, a non far muovere nessun veicolo a motore
pubblico o privato, a convincere gli stranieri a rimanere confinati negli alberghi'
E' questa libertà' No! Questa a casa mia si chiama sopraffazione!
E tutto alla faccia del tanto conclamato rispetto dei diritti umani!
Questa incapacità, o meglio, mancata volontà di raggiungere accordi seri e concreti, può
nascondere un calcolo preciso: arrivare alla totale esasperazione ed estremizzazione delle
condizioni politiche per fomentare così una rivoluzione che porti ad ottenere lo scopo prefisso:
il rovesciamento della monarchia. Ecco quindi proclamata una settimana di manifestazioni
contro il re e il regime da questi imposto! Le dimostrazioni e le proteste degli ultimi giorni
sono da considerarsi certamente legittime se pacifiche e non volte a scardinare con la violenza
un determinato ordine civile e sociale. Da ciò deriva la sicura natura di madornale e palese
violazione dei fondamentali diritti umani rappresentata dai fermi ed arresti arbitrari di migliaia
di cittadini e di rappresentanti politici. Azione da condannare senza alcuna riserva. Tutto ciò
non deve però distogliere la nostra attenzione dalla reale situazione in cui vive il popolo.
Guerriglia, disordini, insicurezza fisica, un'informazione preconcetta, falsa e
certamente non disinteressata circa la realtà locale, sono un insieme di fattori che hanno
contribuito ad allontanare dal Nepal e in modo drammatico gli stranieri, che rappresentano
forse unica fonte di valuta pregiata.
L'economia già estremamente debole e quasi inesistente evidenzia un ulteriore tracollo di cui
sarà difficile vedere la fine ed una positiva ripresa. Anche l'economia turistica si è in pratica
ridotta a zero.
Risultato: disoccupazione sempre più diffusa e dilagante, aumento conseguente della
povertà ed indigenza proprio negli strati più bisognosi della popolazione che nel turismo e
nell'indotto trovavano spesso fonte di sussistenza, ma ancor più grave è la drammatica
riduzione delle già scarse risorse e riserve di valuta. L'impoverimento complessivo dello
Stato è pagato come sempre ancora una volta dalle classi più deboli!
Concludo queste considerazioni con un ultimo pensiero: se sono assolutamente da
condannare certe azioni e comportamenti illiberali e antidemocratici del regime che
attualmente sta governando il Nepal, è da condannare con altrettanta fermezza ogni azione
violenta che danneggia solo ed esclusivamente il popolo nepalese che non ha certo necessità di
altre sofferenze.
Perdonatemi questo sfogo, ma mi auguro che tutto ciò che ho detto e scritto, dettato dal mio
amore per questo popolo meraviglioso, sia da voi almeno capito, se non proprio condiviso, per
il suo giusto significato.
Nell'attesa di incontrarvi presto a Kathmandu, vi auguro di poter proficuamente
continuare ad operare per il bene di questa gente.