L'IRRILEVANZA DEL LINGUAGGIO
L'IRRILEVANZA DEL LINGUAGGIO
Silvia Del Conte
Oggi si assiste sempre di più all'impoverimento della parola, come fonte poetica e artistica e come strumento di comunicazione. Sembra una malattia che consente di potere dire qualsiasi cosa sapendo che non lascerà traccia e che domani si potrà dire l'esatto contrario. Questo crea superficialità, indifferenza e distacco.
Dobbiamo invece ritornare a sentire le parole come un impegno.
Vivo in Nepal e sento e vivo la situazione culturale, sociale e politica di questo paese ogni giorno attraverso le persone con cui lavoro, che incontro e che scontro.
C'è una guerra civile che dura ormai da 9 anni che sta portando il paese alla depressione. In questo clima si sentono parole vuote di significato pratico, le parti in causa che dovrebbero proporre delle soluzioni condivisibili 'giocano al potere'. I maoisti dicono di combattere la 'guerra del popolo'e sembra che il popolo non ne voglia sapere delle loro modalità cruente e violente che ad oggi hanno creato sempre più terrore. Poi c'è il re che dice di impegnarsi per salvare il popolo dal conflitto, ma allo stesso tempo, in questi ultimi 3 anni c'è stato un piano sistematico per smantellare quello che rimaneva delle istituzioni democratiche e delle sopravvissute libertà civili, dopo lo scioglimento del parlamento nel 2002 e la presa totale del potere da parte del re il 1 Febbraio 2005.
Infine vengono i partiti politici che non affrontano il loro elettorato da ormai 6 anni, il loro mandato è scaduto più volte e la loro maggiore preoccupazione è quella di riprendersi i vecchi 'poteri', senza rendersi conto che la loro volontà di restaurare il Parlamento non ha provocato nessuno entusiasmo nel popolo.
I maoisti si pongono come 'liberatori del popolo' promettendo di togliere la monarchia feudale e una democrazia che non ha funzionato, senza rendersi conto che non basta reintrodurre la 'loro democrazia' affinché questa funzioni, senza che si lavori a costruire un elettorato attivo e cosciente dei propri diritti.
Il re pensa che se la gente non vuole più i partiti politici è perché appoggiano la sua mossa autocratica, senza considerare che la maggioranza della popolazione vive nell'ignoranza da anni ormai e non sa capire le strategie di potere. Il popolo ha speranza e in questo momento ce n'è così bisogno che potrebbero sostenere anche un sistema autoritario, qual è quello attuale.
Infine i partiti politici che danno per scontato che molti nepalesi siano contro la mossa del 1° Febbraio.
Questo dimostra come la leadership politica sia sempre stata più brava a combattere per la democrazia che per la sua reale applicazione.
Quello che credo e che spero è che la volontà del popolo ci sarà quando sarà loro permesso di scegliere i propri rappresentanti per renderli sovrani.