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le nostre mimose rosse fioriscono ogni giorno
Barbara e la piccola Maya posano con Anita al piano terra della
sua casa in fango e pietra alla periferia di Kathmandu.
 
Cari Amici,
Vi scrivo per aggiornarvi brevemente sugli sviluppi della situazione in Nepal e sull’andamento dei progetti di Apeiron.

I giorni preoccupanti dello sciopero ad oltranza decretato dai maoisti sembrano passati. I timori di rimanere senza cibo, senza gas e senza benzina, che ci avevano spinti ad accumulare scorte, ora che tutto e’ finito, sembrano quasi infondati.

Ma l’instabilita’ politica del paese e’ l’unica certezza ed il fatto che i maggiori partiti nepalesi abbiano appena raggiunto un precario accordo, non ci puo’ far illudere che le cose si sistemino.

Dalla fine del conflitto nel 2006, non c’e’ mai stato un impegno serio da parte di chiunque si sia trovato al governo per risolvere definitivamente annose questioni: in primis l’impunita’ delle terribili violazioni dei diritti umani perpetrate durante i dieci anni di conflitto civile.

Nonostante gli indubbi disagi dovuti agli scioperi e alle manifestazioni, i nostri progetti stanno proseguendo al meglio.
 
A CasaNepal  vivono da aprile 42 persone: 26 donne e 16 bambini. I bambini vanno a scuola, tranne i due piu’ piccoli che hanno appena sfiorato l’anno di vita, mentre le donne hanno cominciato la formazione professionale: giardinaggio, sartoria, ricamo, guardie di sicurezza, cucina, estetista e corsi di computer per le piu’ istruite. Alcune ragazze hanno gia’ trovato lavoro. Ogni venerdi’ ci sediamo in circolo e ci raccontiamo la settimana. Ho cominciato a farlo anch’io, da quando sono diventata mamma le cose in comune sono diventate tante e capita spesso di scambiarsi confidenze. La piccola Maya prende parte ai meeting settimanali con entusiasmo. Andare a CasaNepal dove puo’ incontrare tanti altri bambini e’ una vera festa e comincia ad agitarsi non appena saliamo in auto.

ShaktyGhaar, il corso che prevede la formazione in housekeeping, cucina e lingua inglese, ha appena concluso un semestre. Delle 10 ragazze che hanno frequentato l’ultimo corso (molte delle quali si raccontano su facebook grazie al nostro aiuto), 6 hanno gia’ un impiego. Per le altre continuiamo a tentare, ma le sproniamo anche a non perdersi d’animo e a cercare loro stesse un lavoro nell’ambito turistico-alberghiero oppure come aiutanti nei tanti ostelli della citta’. Per far sentir loro che non sono sole ho promesso che prima di ripartire per l’Italia le andro’ a trovare al villaggio. Appartenenti alla casta dalit e quindi intoccabili, vivono tutte in villaggi alla periferia di Kathmandu.
Sabato, con Maya e Nabin, abbiamo cominciato il “giro”. Due ore di bus pubblici per arrivare nella piccola casetta di Anita. Tante chiacchiere, una merenda squisita (roti e turkari cotte sul fuoco vivo) e come sempre tanti nuovi amici: un numero indefinito di bimbi dagli occhi neri e curiosi, che ci hanno tenuto compagnia per tutto il pomeriggio.

Un nuovo gruppo di ragazze, nel frattempo, ha cominciato il corso. Tra loro Leela, costretta dalla nonna a sposarsi a 12 anni, ossia prima del primo ciclo mestruale, per permettere alla stessa di riservarsi un posto in paradiso. Sembra infatti che in alcuni villaggi viga ancora la tradizione che vede il posto in paradiso quale compenso per coloro che riescono a bere l’acqua con cui si sono sciacquati i piedi di una sposa bambina. Leela, sposa bambina a 12 anni e mamma a 16, e’ stata abbandonata dal marito e poi allontanata dalla famiglia dopo poco il parto.

Anche nel progetto con la comunita’ di spaccapietre nel distretto di Dhading, ci sono stati progressi. 71 bambini sono stati iscritti a scuola e 12 sono in attesa di una risposta per l’adesione. 26 famiglie stanno costruendo un piccolo recinto per la coppia di maiali che ricevera’ a breve. C’e’ grande fermento perche’ le prime 20 famiglie che nel 2009 hanno beneficiato del progetto, hanno sensibilmente migliorato il loro status, potendo contare su un introito decisamente piu’ alto di quello proveniente solo dalla frantumazione dei sassi estratti dal letto del fiume Agrakhola.

Il progetto finanziato per la maggior parte dalla Provincia autonoma di Trento che sostiene la micro-impresa femminile nel distretto di Syangjya, sta procedendo a ritmo battuto. Completati i training per la coltivazione dei funghi (che addirittura sono stati gia’ raccolti e venduti sul mercato locale) e dello zenzero, degli orti con 10 diverse verdure e quello per l’allevamento delle api.
I 20 gruppi di donne sparsi in 20 VDC (Village Development Office), stanno lavorando alacremente per dare inizio nel migliore dei modi alle loro piccole nuove imprese e per ritagliarsi una fetta di mercato, al momento solo locale.

Ed infine grande movimento presso la foresteria ViviNepal. Da quando siamo rientrati a Kathmandu, infatti, abbiamo trascorso pochissimi giorni in solitudine nella grande casa di Apeiron.
Dal gruppo di clown dell’organizzazione Clown One Italia che ha portato una ventata di colorata allegria, ai film makers forlivesi che abbiamo guidato nel profondo del nostro mondo e hanno ora l’arduo compito di rendere il tutto su una pellicola, le emozioni a ViviNepal non mancano mai.

Il rientro in Italia (per un paio di mesi) si avvicina.
Da un lato sono contenta di riabbracciare famigliari ed amici di sempre e anche di prendere parte ai vari eventi a favore di Apeiron che in estate si susseguiranno grazie all’impegno di soci e volontari (concorso fotografico tra dipendenti ENI e Camera dei Deputati a Roma, Cena Solidale a Cesena, ecc..).
Dall’altro, l’idea di lasciare le donne di CasaNepal che ogni giorno muovono qualche passo in piu’ sul lungo cammino che le portera’ all’emancipazione, le ragazze del corso ShaktyGhaar che ci accolgono con grandi sorrisi tutte le mattine a colazione e tutti i colleghi e gli amici con i quali, ormai da anni, condivido le giornate, mi rattrista un poco.

Il Nepal ha davvero il potere di entrarti dentro, di smuovere emozioni che si pensano sopite e di legarti alla sua gente per sempre. Mi auguro che tutti voi possiate presto venire ad assaporare l’unicita’ di questo piccolo stato himalayano.

 
Un caro saluto dal Tetto del Mondo Barbara Monachesi
Responsabile dei Progetti Apeiron Onlus
Kathmandu - Nepal