Il cancro del Nepal
 
 
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Cari amici,
oggi vi prendiamo qualche minuto. Più del solito.

Dobbiamo darvi una notizia sul nostro amato Nepal dove, nel silenzio inspiegabile dei media, si sta consumando un’ennesima tragedia.
 
La scorsa settimana il Nepal ha subito una nuova violenta crisi politica. Il Tetto del Mondo rimane una polveriera, pronta a scoppiare da un momento all’altro.

I maoisti, infatti, sono tornati alla ribalta dopo l’accordo di pace firmato nel 2006, che vedeva la proclamazione della Repubblica Federale del Nepal, guidata dalla coalizione del partito Maoista, il cui leader, Prachanda, aveva guidato per ben 10 anni (dal 1996) i ribelli nella guerra civile contro la monarchia assoluta che schiacciava la popolazione civile.

Malgrado la vittoria e l’accordo di pace siglato nel 2006 con i leader degli altri partiti politici, e le elezioni, nel maggio del 2008, che confermavano la leadership maoista, la stabilità politica nel paese è sempre rimasta un sogno difficilmente raggiungibile. Le cause: i numerosi dissidi tra fazioni opposte all’interno dello stesso partito maoista ed i rapporti tesi con gli altri partiti.

A far tremare la scorsa settimana il Nepal, la fazione “giovanile” dei Maoisti (YCL) che, organizzati in piccoli gruppi, hanno marciato con bombe artigianali e bastoni, dalle montagne e campagne che circondano la capitale fino a Kathmandu, seminando terrore e rabbia tra i civili.
Feriti gravi, un paio di morti (di cui un bambino), scontri violenti con le forze dell’ordine ed i civili stessi, che in molti casi si sono ribellati allo sciopero ad oltranza, battendosi per difendere le loro proprietà, le loro attività commerciali, le persone care.

 
Attività paralizzate, negozi chiusi, divieto di circolazione. Tanta paura.

Mercoledì 6 maggio, i Maoisti hanno creato un’impressionante catena umana di 27 km intorno alla città, che si è vista per la prima volta fisicamente chiusa da migliaia di giovanissimi armati.
 
Le motivazioni degli scontri sono essenzialmente due: l’indecisione circa la composizione del nuovo governo nazionale, con la relativa spartizione dei poteri fra i leader delle diverse fazioni dello stesso partito Maoista; e l’integrazione, ancora problematica, di 20.000 soldati maoisti ex-ribelli nell’esercito regolare.

La nostra responsabile dei progetti a Kathmandu, Barbara Monachesi, ha vissuto giorni difficili con la sua famiglia e con lo staff di Apeiron.

Da sabato 8 maggio, secondo i suoi costanti aggiornamenti, sembra ci sia stato un miglioramento: lo sciopero e’ stato ritirato sebbene i maoisti siano ora affollati intorno al Palazzo del Parlamento e del Governo per impedire ai politici di entrare.
Prachanda, leader Maoista, ha dichiarato in diretta TV che ci saranno presto nuove proteste e scioperi.

Questo è il paese dove operiamo da anni, questa è la tragica realtà che ci caratterizza e di cui purtroppo non si parla nei mass media nazionali.

Siamo vicini alle donne nepalesi (che sono le prime a soffrire), al nostro staff di Kathmandu, alla nostra amica e collega Barbara, alla sua famiglia.
Il consiglio direttivo di Apeiron.